È stata una teoria che ci ha accompagnato per molti anni, quello per cui un giovane atleta non poteva essere sottoposto ad un allenamento metabolico in quanto secondo le credenze era dannoso per quest’ultimo; ma cosa ci ha portato a quel pensiero e come tali credenze sono state smentite?
Tutto ciò è nato da un’evidenza fisiologica che differenzia l’adulto da un pre-pubescente. La ridotta capacità di metabolismo glicolitico può, in parte, essere la risposta a tale domanda, dove la differenza nella struttura delle fibre muscolari tra atleti pre-pubescenti e adolescenti è evidente soprattutto nelle fire di tipo I; allo stesso modo, il metabolismo energetico negli atleti pre-pubescenti è alimentato in misura maggiore dall’ossidazione dei lipidi rispetto al caso degli adulti. Ciò si riflette sia nelle concentrazioni più elevate di acidi grassi liberi che glicerolo nel sangue durante l’esercizio fisico e nel rapporto di scambio respiratorio inferiore osservato con questi giovani atleti (Boisseau e Delamarche, 2000).
Queste osservazioni hanno portato gli autori a concludere che, in considerazione dell’apparentemente limitata capacità di esercizio anaerobico, questa forma di allenamento di resistenza dovrebbe essere evitata durante queste prime fasi di crescita e maturazione.
Ad oggi questa credenza è stata sfatata grazie alle evidenze scientifiche le quali evidenziano che i bambini e gli adolescenti mostrano miglioramenti comparabili nella forma cardio-respiratoria con l’allenamento aerobico (Naughton et al., 2000). I guadagni complessivi nella forma aerobica (ad es. VO2peak) riportati in risposta al condizionamento metabolico con giovani atleti sono tuttavia suggeriti essere inferiori a quelli osservati con gli adulti (Matos e Winsely, 2007). Durante la pubertà nei giovani atleti si osservano significativi miglioramenti naturali nella resistenza aerobica quando raggiungono la peak high velocity (PHV) (intorno ai 14 anni nei ragazzi, 12 nelle ragazze). Questa tendenza è attribuita alle modifiche legate alla maturazione dei sistemi muscolo-scheletrico e cardio-respiratorio (Philippaerts et al., 2006).
Durante le prime fasi di sviluppo il giovane atleta avrà depositi di glicogeno più piccoli rispetto agli adulti (Boisseau e Delamarche, 2000). In una certa misura ciò può essere compensato dall’apparente maggiore utilizzo relativo dei lipidi come fonte di combustibile per il metabolismo aerobico da parte di atleti pre-pubescenti, che probabilmente risparmieranno riserve di glicogeno muscolare. Tuttavia, una certa riduzione del volume complessivo dell’allenamento sembrerebbe necessaria in particolare per gli atleti pre-pubescenti, al fine di evitare l’allenamento all’esaurimento e prevenire potenziali danni da usura dell’atleta ancora immaturo (McManus e Armstrong, 2008). Nelle fasi successive alla pubertà, l’intensità e il volume del condizionamento metabolico prescritto per i giovani atleti inizieranno ad assomigliare sempre più a ciò che viene impiegato con gli atleti adulti. (Strength and conditioning for young athletes)
Simone Carletti

AUTORE

Simone Carletti

Responsabile Allenamento Giovanile APF

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